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Politica GRAVE CRISI ISTITUZIONALE è il titolo di un articolo pubblicato sul sitodell'Associazione "Città Futura" di Alessandria a firma del Prof. Egidio Zacheo.E' un'analisi preoccupante per il futuro che viene auspicato non solo per la Puglia, ma anche per l'Italia.Puglia: laboratorio politico del dopo Berlusconi? 15/12/2009 si ringrazia l'Associazione Città Futura di Alessandria per aver pubblicato l'articolo Il prof. Zacheo, sostenitore della mozione Mussi al congresso di liquidazione dei DS in un agglomerato che si chiamava PD, frutto di un sogno giovanile di Veltroni, ben presto trasformatosi in un incubo per l'Italia, ci ha spiegato, nel corso dell'estate scorsa, che il PD nasceva solo quando era ormai chiaro che D'Alema aveva posto le mani su quel partito e il suo ventriloquo, Bersani, sarebbe stato il suo portavoce. Certo è, invece, che oggi rimangono nei confronti del PD tutte le "perplessità" che lo stesso Zacheo ci ha più volte spiegato nelle tante assemblee tenute all'interno della nostra sezione "Pio La Torre" e quello che sta succedendo un Puglia dimostra esattamente quanto fondate fossero quelle "perplessità". Il nostro allontanamento da certo modo di fare politica non è stato determinato dalla nascita del PD. Il PD esisteva già nei DS, se è vero come vero, che, se la targa è cambiata, la macchina è sempre quella vecchia, con l'aggravante che al motore è stato aggiunto un pezzo di ricambio non originale, che ha peggiorato i problemi della macchina stessa. Abbiamo più volte descritto nel nostro sito l'insofferenza dell'allora federazione di DS di Lecce (diretta dalla stessa persona che oggi dirige il PD regionale, alla faccia del rinnovamento) verso la nostra sezione, perché volevamo liberarla dai comitati di affari che si erano insediati e che considerava vecchia l'esigenza di avere rispetto di tutte quelle persone che avevano garantito la sua sopravvivenza per oltre mezzo secolo. Quei tesserati storici, insieme ai nuovi, ponevano come discriminante, per poter aderire alla nostra sezione, la questione morale. Il nostro distacco da D'Alema non ha nulla a che fare con il PD. Alliste all'epoca era uno dei tredici comuni che componevano il collegio di Gallipoli e poiché a nessuno di noi è mai passato per la testa di osannare con religioso fanatismo alcun leader, quindi nemmeno D'Alema, quando ci siamo resi conto che qualcosa non andava abbiamo cominciato a svolgere le nostre analisi: la svolta dei DS su determinati argomenti, la scelta di determinati grandi elettori, la scelta di determinate frequentazioni non ci piaceva e il PD non c'entrava ancora nulla. Noi, D'Alema, al di là delle cronache giornalistiche, lo abbiamo seguito in ogni suo passo, gli abbiamo portato, stracciando Mantovano, 2050 voti (il massimo storico per quello che una volta era uno del PCI), nelle ultime elezioni con collegio uninominale, quindi se diciamo queste cose e se non ci piace più lo diciamo a ragion veduta. Come diceva Zacheo nelle assemblee, non siamo noi ad aver cambiato partito, noi stiamo dove stavamo, sono loro, la maggioranza dei DS, che hanno deciso di dichiararsi di centro: il corollario a questa affermazione, che vera era e vera rimane, è che se D'Alema non se ne fosse "andato" al PD, allora saremmo stati noi a dover cambiare partito. Oggi il Prof. Zacheo, nel suo articolo, disegna una figura grottesca di Vendola, paragonandolo a Berlusconi. Come consigliere comunale di Sinistra e Libertà non posso non sentirmi ferito nella mia dignità di uomo che fa politica opponendosi a tutte le angherie che giorno per giorno vede consumarsi sotto i suoi occhi. L'Italia è un paese strano: la questione morale in Puglia ha riguardato esponenti del PD, con risvolti giudiziari per alcuni, con condotte eticamente molto discutibili per altri; e ancora: qualcuno si ricorda della epurazione della Forleo e che D'Alema è stato protetto dall'immunità votata dal parlamento di Strasburgo? Nella nostra cultura non esistono i leader per i quali saremmo pronti ad immolarci, e nemmeno Vendola lo è. Di lui sappiamo, però, che non è inquisito e, come consigliere comunale di opposizione, so della quantità di soldi destinati ai casi di disagio sociale, dell'internalizzazione di centinaia di lavoratori che erano soci di cooperative fasulle sfruttati e malpagati nell'ambito della sanità, delle sue politiche ambientaliste, del suo deciso "no" alle centrali nucleari ed altro ancora che ognuno può leggere sul sito della Regione Puglia. La premessa è lunga, ma la conclusione sarà breve: altro è fare la politica nel chiuso di una stanza, dove le percentuali contano sempre di più dei percorsi personali e delle storie politiche, altro è farla in sezione, nei consigli comunali, parlando con i cittadini, vivendo fra la gente, leggendo le delibere della giunta, dei consigli comunali, le determine dei dirigenti comunali che ti passano sotto gli occhi e che ti fanno sobbalzare ad ogni incarico professionale a quel ingegnare a quel avvocato a quel netturbino, ad ogni decisione presa su come si spendono i soldi dei cittadini, ad ogni scelta di politica urbanistica, di lavori pubblici, di diritto allo studio, ad ogni provvedimento di politica fiscale. Qui emerge lo scarto fra noialtri, poveri "volontari" della politica e l'azione diseducatrice di un certo realismo politico, la cui evidenza peggiore è proprio qui in Puglia, laddove Casini viene promosso a coraggioso leader che salverà la Repubblica, D'Alema a deus ex machina e Vendola viene bocciato e paragonato a Berlusconi, come un populista narcisista prigioniero della sua megalomania. Nel rinviare all'ottimo articolo di Gianni Ferraris, che mette in luce perplessità che sono ancora più corpose, alle quali il genero di "secondo letto" di Caltagirone è molto sensibile, da parte nostra non ci resta che dire che, se quello che sta succedendo in Puglia è quello che succederà domani nell'Italia liberata da Berlusconi, forse il rettore della LUISS non ha tutti i torti.
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